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| SUMMER 2002 | JOURNAL OF THE ABRUZZO WORLD CLUB |
Year III No. 17 |
Abruzzo Ulteriore II agli inizi del '900
La provincia dell'Aquila era conosciuta come Abruzzo Ulteriore II. Anticamente fu abitata dai Sabini che vi fondarono le città Interamnae (Antrodoco), Amiternum /san Vittorino, Cutiliae (cittaducacale); dai Vestini con le città di Aufina (Ofena); dai peligni con Sulmo (Sulmona), Corfinium o Italiae (Corfinio); dai Marsi con Marruvium (presso San Benedetto), Alba Fucense, Lucus Angitiae (Luco dei Marsi), Antinum (Civita d'Antino); e dagli Equi che eressero la città di Carseoli (Carsoli). Era la provincia più elevata sul livello del mare, a Nord, separata dalla provincia di Teramo, dal gruppo del Gran Sasso; a Sud-Est il Morrone e la Maiella la dividevano dalla provincia di Chieti, mentre i monti dell'antico Sannio-Caraceno la dividevano dalla provincia di Campobasso; sempre a Nord confinava con l'Umbria attraverso i Monti Sibillini e di Leonessa; a Sud, Sud-Ovest i monti dei Volsci e dei Sabini la separavano dalla provincia di Roma.
Il territorio, prevalentemente montuoso, fece sì che questa provincia fosse conosciuta come la "Svizzera dell'Italia peninsulare": tra le sue vette spicca quella del Gran Sasso, che con i suoi 2921 m (per alcuni 2014) è la montagna più elevata di tutti gli Appennini.Le vallate , per la natura montana del territorio sono piccole e ristrette. Ricordiamo: la Sulmonese, l'Aquilana, la Marsicana, l'Amiternina, la Forconese, la Falacrina, la Rovetana.
L'altopiano più importante è quello delle 5 Miglia, una pianura di circa 8 km, era il punto più alto della via Aquila-Napoli
Il clima della provincia dell'Aquila era molto rigido sui monti, le cui vette erano ricoperte di neve per circa 7 mesi l'anno; la mancanza di boschi sui dorsali di queste montagne, faceva si che il clima fosse particolarmente rigido anche a L'Aquila, Amatrice, Leonessa e nel Cicolano (Valle del Salto). La temperatura oscillava dai 4 - 7 °C sotto zero d'inverno ai 23 -27°C di massima d'estate. Il clima era leggermente più mite sulle colline. "Salubre in ogni parte, non vi domina lo scirocco; l'aria è purissima e leggera, fresche e limpide ne sono le sue acque"
Il suolo della provincia dell'Aquila era prevalentemente calcareo, siliceo e argilloso. Ricordiamo le cave di bellissimo travertino a Paganica, le cave di calce carbonata e di pietre bianche e rosse a Barisciano; cave di marmi rossi e gialli nel territorio di Lucoli. Ricordiamo inoltre le numerose sorgenti di acqua minerale, tra cui le acque acidulo-solforose di Antrodoco e Raiano e quelle termali di Popoli..
L'Abruzzo Ulteriore II era considerato la provincia più boscosa d'Italia. Un quinto della sua superficie era ricoperta di alberi: cerri, querce, faggi, aceri, frassini, olmi silvestri, tigli.
L'agricoltura nell'aquilano era molto varia come diversi erano i prodotti. Sulle colline, assai scarse di numero, si coltivavano ulivi, viti, grano, frutta e fichi eccellenti ed ottimo zafferano.
L'agricoltura veniva praticata prevalentemente nelle valli: la più fertile quella sulmonese con abbondante produzione di grano, vino, olio, patate, canape, zafferano, anici, ortaggi, olivi ed alberi da frutta. La valle dell'Aterno che da Navelli si estendeva fino a Montereale era adibita soprattutto alla coltivazione di frumento e legumi, di viti e frutta.
"Per eccesso di coltura molti terreni disboscati nelle montagne soprastanti sono già spariti a causa dei torrenti, e molte vette sono divenute cave e scoscese…ciò produce che le campagne sottoposte vanno soggette a varie inondazioni".
Immensa la Valle di Celano, si estendeva da Pescina a Tagliacozzo includendo l'ampio bacino del Fucino, fertilissimo con coltivazioni di grani, granoni, biade, legumi, lini, canapi
I semi aromatici dell'anice di Scurcola Marsicana ed i fiori di zafferano di Navelli, Civitaretenga, San Demetrio, Santa Maria del Ponte, Fontecchio, Sulmona, Magliano erano prodotti fondamentali per il commercio abruzzese "Ma la lavorazione della terra in complesso si compie con qualche negligenza, perché le condizioni del terreno per difetto di mezzi ed imperfezione di coltura, non vengono migliorati. Ed è anche da notare un certo torpore, una certa apatia delle popolazioni." A ciò si aggiungeva la corruzione dei governanti e l'assenza di vie di comunicazione.
"Misere sono le condizioni dei poveri Montanari di questa provincia, i quali, per guadagnarsi uno scarso pane, abbandonano temporaneamente l'aria pura delle paterne rupi e scendono nell'insalubre campagna romana o nelle pestilenziali maremme toscane, dove zappano e mietono quei campi sui quali spesso muoiono di febbre". Furono queste tremende condizioni a spingere molti disperati a emigrare all'estero.
L'Abruzzo Ulteriore II possedeva una grande quantità di pecore che si trasferivano, durante l'inverno, nel tavoliere delle Puglie o nell'agro romano. Castrati agnelli e capretti erano le carni più utilizzate; squisite le vitelle di Rocca di mezzo, giudicate migliori di quelle sorrentine. Abbondanti animali selvaggi e da caccia.
L'industria manifatturiera era poco sviluppata: gli uomini si dedicavano soprattutto a lavori "di arti e di mestieri"; le donne "ai lavori di fuso, spola, di ago, di maglia e di altre faccende domestiche". Di particolare interesse era l'arte del tombolo per la produzione di merletti meravigliosi
La popolazione che nel 1881 era di 353.027 nel 1901 raggiunse quota 436.300 circa. Gli analfabeti che nel 1871 superavano il 70% della popolazione, nel capoluogo aquilano nel 1881 erano scesi al 51 %. Gli asili d'infanzia erano solamente 8; le scuole elementari erano 662 con circa 35600 alunni. L'istruzione secondaria vanta licei classici e scuole tecniche all'Aquila, Avezzano, Sulmona e Pescina
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