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DECEMBER 2001 Year II
No. 12

Storia delle famiglie nobili: i Barile

La famiglia Barile (Barrile) ebbe origine dai Conti dei Marsi, famiglia sorta, con Berengario e Adalberto conti, nel 850, anno in cui la Marsica diventa feudo maggiore liberandosi dalla dipendenza del Ducato di Spoleto. Nell'anno 910 Linduno nipote di Carlo Magno sposava Doda contessa dei Marsi dai quali nasce Bernardo detto Francesco (= Francese), capostipite delle dinastie di Pietra Abbondante, Valva, Sangro, Collimento, Palla d'Oro, Ocre e Barile. Nel 1180 Tomaso Signore di Barile, figlio di Berardo nipote di Odorisio, Signore di Collimento, secondo la legge longobarda in uso, prende il cognome con tutti i suoi discendenti, dal nome della terra posseduta.

Nasce cosi il casato dei Barile. Nello stesso anno Tomaso dona alla Religione Gerosolimitana la chiesa di S.Nicola vicino al Castello di Rocca di Mezzo con tutte le rendite e territori. Nel 1185 il Castello di Barile era feudo di un soldato a cavallo, vale a dire popolato da 24 famiglie.

Intorno al 1180 la Signoria di Barile comprendeva le terre dell'attuale comune di Villa S. Angelo, Tussillo, di Casentino e Fontavignone. Quando venne fondata la città di Aquila nella seconda metà del secolo XIII i Barile, nonostante la parziale distruzione del loro Castello per ordine del re Carlo I d'Angiò nel 1272, non si trasferirono a Aquila preferendo rifugiarsi nelle nuove ville di Tussillo, Casentino, Fontavignone, Villa S. Angelo.

Nel 1294 il castello di Barile era ancora esistente, come si deduce dal Diploma di re Carlo II d'Angiò del 28 Settembre 1294, in cui si elencavano le Terre appartenenti al distretto aquilano, e si stabiliva che da allora e per l'avvenire si dovesse tassare solo Aquila che a sua volta tassava il contado, menzionando 70 terre tra cui "Barile cum villis".

Fino al 1420 il castello di Barile godette una certa indipendenza da Aquila, grazie alla notevole potenza dei suoi Signori. Un'altra prova dell'autorità di cui questa famiglia godeva è data da un documento del 1420 che riferisce di un'udienza concessa dalla regina Giovanna II all'araldo dei Barile riguardo il possesso delle montagne a delle selve che ricadevano nel territorio della Signoria. Questa autonomia però non durò ancora per molto in quanto la famiglia Barile, con Perdicasso che si trasferì a Napoli, perse ogni rappresentante in Abruzzo essendo estinto il ramo di Bartolomeo Barile, Capitano delle Genti d'Abruzzo e Viceré di Carlo I d'Angiò nel 1269, con Errico suo pronipote sposato con Rosa dell'Aquila nel 1400 circa. E cosi nel 1481 il castello di Barile si ridusse all'obbedienza dell'Aquila. Nella numerazione dei fuochi della città e del suo contado avvenuta nel 1508, Barile non è presente come castello ma appare sotto il toponimo "Barile alias Tussillo", ciò a dimostrare che il castello è abbandonato e la popolazione andata ad abitare nelle ville adiacenti.

Ecco alcuni tra i personaggi più importanti della famiglia:
- Nicola Barrile, Capitano di re Carlo I d'Angiò nella guerra di Acaja;
- Giovanni Barile, consigliere e Presidente della Camera di re Roberto d'Angio dal 1309 al 1343, e governò anche la Provenza;
- Odolina, sua sorella, matrigna di Bonifacio IX
- Perdicasso, conte di Monte Odorisio, consigliere familiare del re Ladislao di Durazzo, fu governatore del regno dal 1400 al 1414 e Gran Ciambellano del Regno;
- Filippo, vescovo di Capua nel 1400;
- Pietro detto Camisa, nel 1400 Capitano di Napoli;
- Giovanni, giudice supremo del regno nell'anno 1652

Anche dopo che la discendenza abruzzese si era estinta, la famiglia continuò ad essere importante per alcuni secoli nel Regno di Napoli, fu ricevuta nell'ordine dei Cavalieri di Malta nel 1517, ed ha monumenti in Napoli nella chiesa di San Lorenzo. I Barile sono stati baroni in Atripalda, Barrile, Belmonte, Biccari, Casalanguida, Casalbordino, Liscia, Montaguto, Pisiniano, Pomigliano d'Atella, Santangelo a Fasanella e in altri luoghi, Conti in Monteodorisio nel 1445, Duchi di Caivano nel 1623 e di Marianella nel 1635, Principi di Capri e Sant'Arcangelo. Un ramo della famiglia fu portato in Caltanissetta da Vito Barrile nel 1600, e passò nella linea del Barone di Turolifi.