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| OCTOBER 2001 | JOURNAL OF THE ABRUZZO WORLD CLUB |
Year II No. 10 |
San Giovanni ad Insulam
Nel versante Nord teramano del Gran Sasso, nel punto in cui il torrente Ruzzo confluisce sul Mavone sorge Isola del Gran Sasso. Caratteristica fondamentale di questo centro è la presenza di case medievale e rinascimentali sulle cui finestre è ancora possibile scorgere interessanti massime in latino. Si tratta del maggior cento della valle del Mavone, detta anche valle Siciliana, o Ceciliana dal nome dell'antica strada romana Cecilia.
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A 3 km da Isola, oltrepassando il paese ed il bivio per Castelli, proseguendo in direzione Roseto, incontriamo la meravigliosa chiesa romanica risalente al del XII-XIII secolo, detta di San Giovanni ad Insulam o del Mavone, fra le rovine di un antico convento. Le origini sono poco conosciute: si sa per certo che nel 1183 godeva già di notevole prestigio.
La facciata a coronamento orizzontale, arricchita dalla presenza di una finestra circolare e di due splendide bifore è uno degli esempi più antichi di questa tipologia architettonica che nel XIII e nel XIV farà da modello a molti edifici abruzzesi.
Il portale d'ingresso, sormontato da un arco tutto sesto è sostenuto da conci quadrati scolpiti a bassorilievo; da notare la presenza di motivi zoomorfi, che sottolineano l'aspetto affascinante e inquietante del periodo medievale. Leoni, draghi, colombe, grifi sono motivi che ritornano spesso anche all'interno della chiesetta sottolineandone il suo aspetto quasi spettrale.
I bassorilievi sono stati fondamentali per la datazione di questo edificio: alcuni studiosi ritengono che nel 1080 queste sculture erano già state realizzate. Successivi a tale data sono sicuramente il portale esterno, costruito alla metà del XIII secolo, probabilmente inseguito ad un terremoto. All'esterno sono ancora visibili i resti dell'antico convento. Il campanile a vela, costruito su ciò che resta dell'originale torre campanaria, è opera di certo posteriore.
La pianta è a tre navate, divise da sei arcate per lato (nell'immagine l'esterno del catino absidale); la navata centrale termina con un abside semi-cilindrica, di stile "lombardo". Proprio nel catino absidale i visitatori possono ammirare un interessante affresco, in parte danneggiato, risalente al periodo rinascimentale abruzzese, raffigurante Cristo incorniciato dalla mandorla tra la Vergine, San Giovanni Battista e San Giovannino, probabilmente lo stesso Gesù Bambino. Non si conosce il nome dell'artista: si tratta forse di un pittore della scuola di Andrea Delitio, il maggior pittore abruzzese del XV secolo.
Molto particolare è il presbiterio posto su un'area rialzata a cui si accede da sei scalini, costruito su un'ampia cripta quadrata che occupa due terzi dell'intero edificio. E' possibile che la cripta sia preesistente alla costruzione della Chiesa, e risalga ai primi secoli dell'era cristiana.
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