
Nel versante Nord teramano del Gran Sasso, nel punto in cui il torrente Ruzzo confluisce sul Mavone sorge Isola del Gran Sasso. Caratteristica fondamentale di questo centro è la presenza di case medievale e rinascimentali sulle cui finestre è ancora possibile scorgere interessanti massime in latino. Si tratta del maggior cento della valle del Mavone, detta anche valle Siciliana, o Ceciliana dal nome dell'antica strada romana Cecilia.

A 3 km da Isola, oltrepassando il paese ed il bivio per Castelli, proseguendo in direzione Roseto, incontriamo la meravigliosa chiesa romanica risalente al del XII-XIII secolo, detta di San Giovanni ad Insulam o del Mavone, fra le rovine di un antico convento.
Le origini sono poco conosciute: si sa per certo che nel 1183 godeva già di notevole prestigio.
La facciata a coronamento orizzontale, arricchita dalla presenza di una finestra circolare e di due splendide bifore è uno degli esempi più antichi di questa tipologia architettonica che nel XIII e nel XIV farà da modello a molti edifici abruzzesi.
Il portale d'ingresso, sormontato da un arco tutto sesto è sostenuto da conci quadrati scolpiti a bassorilievo; da notare la presenza di motivi zoomorfi, che sottolineano l'aspetto affascinante e inquietante del periodo medievale. Leoni, draghi, colombe, grifi sono motivi che ritornano spesso anche all'interno della chiesetta sottolineandone il suo aspetto quasi spettrale.
I bassorilievi sono stati fondamentali per la datazione di questo edificio: alcuni studiosi ritengono che nel 1080 queste sculture erano già state realizzate. Successivi a tale data sono sicuramente il portale esterno, costruito alla metà del XIII secolo, probabilmente inseguito ad un terremoto. All'esterno sono ancora visibili i resti dell'antico convento.
Il campanile a vela, costruito su ciò che resta dell'originale torre campanaria, è opera di certo posteriore.

La pianta è a tre navate, divise da sei arcate per lato (nell'immagine l'esterno del catino absidale); la navata centrale termina con un abside semi-cilindrica, di stile "lombardo". Proprio nel catino absidale i visitatori possono ammirare un interessante affresco, in parte danneggiato, risalente al periodo rinascimentale abruzzese, raffigurante Cristo incorniciato dalla mandorla tra la Vergine, San Giovanni Battista e San Giovannino, probabilmente lo stesso Gesù Bambino. Non si conosce il nome dell'artista: si tratta forse di un pittore della scuola di Andrea Delitio, il maggior pittore abruzzese del XV secolo.
Molto particolare è il presbiterio posto su un'area rialzata a cui si accede da sei scalini, costruito su un'ampia cripta quadrata che occupa due terzi dell'intero edificio. È possibile che la cripta sia preesistente alla costruzione della Chiesa, e risalga ai primi secoli dell'era cristiana.