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SUMMER 2001 Year II
No. 9

Arte e Artigianato

In Abruzzo non esiste una netta separazione tra artista ed artigiano. Basti pensare alle ceramiche del '500 di Castelli finemente lavorate e dipinte, o agli orafi di Sulmona che con Ciccardello Di Francesco, noto cesellatore del '300, diedero vita ad una lunga tradizione ancora oggi viva e presente. Ai Nostri giorni l'artigianato abruzzese ha raggiunto una grande diffusione spaziando dall'oreficeria ai merletti, dal rame sbalzato al legno intagliato, al ferro battuto.

Ceramica
Patria della ceramica abruzzese, sviluppatasi tra il '500 e gli inizi dell'800 è senza dubbio Castelli. La produzione comprende copie storiche, creazioni moderne ed un vasto assortimento di oggetti per la casa. Oltre ad acquistare i caratteristici piatti, vasi e ciotole decorati con i tipici disegni in stile rinascimentale blu, giallo e ocra, è possiblie visitare i numerosi laboratori ed assistere in prima persona alla lavorazione di queste ceramiche. Molto interessanti anche le ceramiche prodotte a Rapino, Ortona, Palena, Loreto Aprutino, Raiano e Fara Filiorum Petri.

Oreficeria
Tra il '200 ed il '500 l'arte orafa raggiunse in Abruzzo il massimo splendore: Ricordiamo la produzione di Croci, Calici ed Ostensori presente in tutte le chiese di questa regione. L'oreficeria raggiunse livelli insuperati con il grande maestro Nicola, detto di Guardiagrele, le cui opere sono nei musei e nelle chiese d'Abruzzo - quali il Paliotto nel Duomo di Teramo, la Croce Processionale in Guardiagrele, rubata ed ora parzialmente ricostituita, o un'altra Croce nel Museo Nazionale d'Abruzzo in L'Aquila.

Solo nella seconda metà del '500 si sviluppò anche una produzione legata ad un uso popolare diffusasi soprattutto a Scanno e Pescocostanzo, l'esempio più noto della quale è rappresentato dal gioiello donato alla futura sposa dal fidanzato, la "presentosa" in cui due cuori si intrecciano su un fondo di filigrana. E' da notare che la filigrana, oggi tanto apprezzata, era una lavorazione più economica, in quanto permetteva di usare meno oro, e inoltre si utilizzava anche un oro a titolo più basso riconoscibile dal colore rosso.

Rame
La significativa presenza di lavoratori di rame è dovuta all'originaria presenza di gitani lungo la costa adriatica. Gli oggetti più diffusi sono ramaioli, paioli, padelle, stampini per dolci ed altri utensili per la cucina. Un tempo oggetti di uso comune per la cucina, oggi sono per lo più elementi decorativi su pareti e camini.

Ferro battuto
La lavorazione del ferro battuto, con la sua produzione di oggetti per la casa (portafiori, alari, griglie, lampadari) si riscontra in L'Aquila, Loreto Aprutino, Città Sant'Angelo, Chiarino, Pescocostanzo, Guardiagrele. in Guardiagrele l'arte del ferro battuto raggiunse livelli rimarchevoli alla fine del secolo 19esimo con i fratelli Ranieri.

Il Legno
In una terra come l'Abruzzo, ricca di montagne e boschi la lavorazione del legno è nata prima di tutto come una necessità. Grandi artisti del legno furono anche i pastori, che nelle lunghissime ore di custodia delle greggi costruivano pazientemente veri capolavori, oggi conservati nei vari musei delle Tradizioni Popolari (Roccacaramanico, Picciano, Guardiagrele, Ateleta e altri) , e alcuni dei pezzi più preziosi nel Museo delle Genti d'Abruzzo in Pescara. Ben presto nacque una vera e propria scuola di intagliatori le cui opere d'arte sono visibili in chiese, conventi e musei. Capolavori di intarsio del legno si trovano in numerose chiese d'Abruzzo, nei cori, soffitti e arredamenti sacri.

Tra i capolavori più famosi possiamo ricordare il soffitto intarsiato ricoperto in oro zecchino della più grande chiesa rinascimentale d'Abruzzo, San Bernardino da Siena in L'Aquila, gli arredi della chiesa di Santa Maria della Valle in Scanno, i meravigliosi pezzi conservati nel Museo Capitolare in Atri, jsolo per menzionarne alcuni. La lavorazione di questo materiale si diffuse a Loreto Aprutino, Pretoro, Popoli, Campli, Scoppito, Pescocostanzo. A pochi chilometri dall'Aquila sorge ad Arischia il più importante centro di produzione di madie, mobili per conservare il pane.

I Merletti
Si narra che la diffusione del merletto a tombolo nell'aquilano fu opera, nel '700, di un gruppo di suore benedettine provenienti da Cluny, che insegnarono la loro arte alle fanciulle del luogo. La lavorazione interamente a fuselli rende questo tipo di artigianato unico in Italia. Oggi è possibile assistere alla lavorazione di questi merletti a Scanno, Pescocostanzo (dove c'è anche un Museo del Tombolo) e in L'Aquila, dove si tengono corsi per l'insegnamento di quest'arte antica.

Questa trina delicatissima si esegue con un numero incredibile di fuselli - un pizzo per la Regina Margherita di Savoia ne richiese settemila - e con un particolare refe, filato dalle suore degli antichi monasteri, resistentissimo ma di una sottigliezza tale che ne occorrono decine e decine per ottenere lo spessore di un capello. A differenza dei merletti di Venezia e Valenciennes, i quali sono lavorati ai fuselli in piccole forme che poi vengono cucite insieme, il merletto abruzzese viene eseguito in un unico pezzo. Ciò aumenta enormemente la difficoltà di lavorazione e contribuisce quindi ad accrescerne il pregio. La preziosità del tombolo è data, oltre che dai lunghi tempi di lavorazione, anche dai sottili filati in lino o seta che vengono utilizzati.