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| SUMMER 2001 | JOURNAL OF THE ABRUZZO WORLD CLUB |
Year II No. 9 |
Santa Maria ad Cryptas, Fossa
Posta ad un km dal centro urbano di Fossa, bel paese a 12 km da L'Aquila, Santa Maria ad Cryptas, uno dei migliori esempi di arte gotica in Abruzzo, fu costruita nella seconda metà del XIII secolo, con ogni probabilità su un tempio risalente al IX secolo d.C. La facciata a forma di capanna presenta una strana diramazione a sinistra, dovuta alla necessità di creare un rinforzo alla base sinistra, edificata su un pendio non particolarmente solido. Il portale, pur conservando le caratteristiche proprie dell'arte abruzzese, è uno dei primi esempi locali ispirato alle forme gotiche.
L'interno segue il modello cistercense con una sola navata e presbiterio di forma quadrata. Ma al di là della struttura, peraltro tradizionale, sono le pitture di inestimabile valore, che ricoprono interamente le pareti.L'apparato decorativo evidenzia due distinti cicli pittorici, realizzati in diversi momenti storici: il primo opera di artisti bizantino-cassinesi (nell'abside, nella parete meridionale, nell'arco trionfale e nella controfacciata); il secondo ad opera di pittori di scuola toscana, che ridipinsero la parete settentrionale. All'inizio del Cinquecento si deve infine la realizzazione delle opere contenute sull'edicola.
Il ciclo narrativo inizia dalla parete destra dell'arco trionfale e quindi per proseguire sulla parte meridionale, ove sono presenti splendide scene tratte dalla Genesi. I primi episodi sono dedicati alla creazione e iniziano dal quarto giorno, con un giovane Dio senza barba che separa il sole dalla luna; segue poi la creazione degli animali, degli uccelli (foto in alto a destra).
Infine la creazione dell'uomo, della donna e del Paradiso Terrestre, con un avvertimento in latino che dice:
Ex oi ligno Paradisi comede - de ligno Q E in medio Paradisi ne comedas - in Q hoc C M
= Ex oi (omni) ligno Paradisi comede - de ligno q (quod) e (est) in medio Paradisi ne comedas - in q (quocumque die) hoc (ex eo) c (comederis) m (morieris).
Traduzione: "mangiate da qualsiasi albero nel Paradiso - dell'albero al centro non mangiate - il giorno che di esso doveste mangiare, morirete".Nella seconda campata l'unico affresco tuttora leggibile raffigura i sei "Profeti", intenti a proclamare il messaggio scritto che portano nella mano destra. Molti dipinti presenti in quest'area sono andati perduti a causa della costruzione dell'altare in pietra, realizzato nel 1597, recante lo stemma di Fossa.
Nell'ultima campata troviamo dipinti disposti su tre registri. Tra di essi, "San Giorgio" intento a trafiggere un drago, "San Martino" a cavallo, col suo celebre mantello. (foto in alto a destra) Immediatamente al di sotto c'è la splendida rappresentazione degli "Ultimi sei mesi dell'anno", interpretati da sei diversi personaggi: ogni mese rappresenta una specifica attività, da compiere in quel periodo; e quindi a Luglio la mietitura, Agosto la battitura del grano, Settembre la raccolta di frutti, Ottobre la pigiatura dell'uva, Novembre la semina e Dicembre lo sgozzamento del maiale. Infine "I tre Patriarchi": Abramo, Isacco e Giacobbe.
I dipinti proseguono sulla pareti dell'abside con le opere più belle dell'intero ciclo: la Passione e l'Ultima Cena., caratterizzati da grandissima cura dei particolari ed ricca espressività nei volti.
La parete frontale, iniziando dall'alto, vede rappresentati cinque personaggi: San Giovanni Battista, coperto da un manto di pelle, San Paolo con la spada, il "Cristo adulto Pantocrato", San Pietro ed infine San Giovanni Evangelista. In basso si procede con la Flagellazione e quindi al centro la Crocifissione con la Madonna a sinistra e San Giovanni Evangelista a destra della croce, incarnanti rispettivamente il passato e il futuro. La "Deposizione", momento drammatico della chiusura del Corpo di Cristo: le donne si stringono la veste al seno mentre San Giovanni Evangelista si avvicina la mano di Cristo al viso. Tra gli altri personaggi posti nella parete meridionale spiccano San Simeone, San Jacopo, San Luca. Sotto di essi, le infiltrazioni e il tempo hanno causato la disgregazione di numerosi altri dipinti. Alcune iscrizoni portano i nomi dei committenti dell'opera: si tratta di Guglielmo Morelli di Sant'Eusanio, di sua moglie, di un abate Guido e di tre giovani donne.
Il ciclo benedettino-cassinese termina sulla controfacciata con la raffigurazione del "Giudizio Universale", uno tra i più antichi d'Abruzzo. Divisi in cinque fasce, i dipinti raffigurano, partendo dall'alto: il "Cristo in Maestà", con a lato gli Angeli Suonatori; le "Anime Elette", a sinistra e le "Anime Dannate", compresi alcuni monaci; di seguito le "Anime dei Morti", l'Arcangelo Michele ed infine l'Inferno con i suoi orribili demoni.
La leggenda vuole che Dante Alighieri, in visita a questa chiesa in occasione della nomina papale di Celestino V, fu talmente colpito dai dipinti del Giudizio che ne trasse lo spunto per la sua Divina Commedia.
La parete settentrionale, dove è evidente l'impronta della scuola toscana pre-giottesca, contiene opere completamente diverse, per tecnica e temi. Il tema è la vita della Madonna, come tramite tra l'uomo e il divino, e non più Dio e Cristo quali ammonitori o guide. Tra gli altri dipinti, tutti databili intorno alla seconda metà del XIV secolo, ricordiamo la Annunciazione, San Gioacchino tra i pastori, l'Incontro presso la Porta Aurea, la Natività, la Malattia della Vergine. Ma la scena più bella dell'intero ciclo è il Trasporto del corpo di Maria da parte degli Apostoli. Infine la Deposizione della Vergine e l'Assunzione, ove Maria, sorretta dai due angeli, siede accanto al Figlio.
Al centro della parete settentrionale si trova la Cappella, detta della "Annunciazione" per l'omonimo dipinto datato 1486: di ispirazione umbro-toscana, l'autore fu il locale Sebastiano di Nicola di Casentino; l'opera evidenzia lo stato d'animo intimorito della Vergine. Ai lati della Cappella vi sono altre pitture di incerta paternità, tra le quali spicca la raffigurazione del Beato Bernardino da Fossa, morto nel 1503, e una Madonna col Bambino.
Infine l'Edicola, realizzata all'inizio del XVI secolo, completamente decorata. All'esterno notiamo immagini di Santa Caterina d'Alessandria, San Rocco, la Visitazione, l'Assunzione, l'Incoronazione e molte altre.
A legend says that Dante Alighieri, while attending the crowning of Pope Celestine 5th in L'Aquila in 1294, visited Santa Maria ad Cryptas and took inspiration from this final judgement when he wrote the Divine Comedy.The Northern (left) wall is the work of Tuscan painters, immediate precursors of Giotto and is different in technique and themes. While the basic theme of the first cycle was Christ and God, now it is Mother Mary, as an intermediary between man and the divine. We can identify 12 episodes from the Life of the Virgin Mary, among them the Annunciation, St. Joachim among the shepherds, the Meeting at the Golden Door, the Nativity, the Illness of Mary. Perhaps the most beautiful is the Transport of Mary's body by the apostles, then the Deposition, and finally the assumption with Mary supported by two angels and seated beside Her Son .
In the middle of the Northern wall there is the Annunciation Chapel, with a painting by Sebastiano di Nicola from Casentino dated 1486. On the two sides of the Chapel there are a painting representing the Blessed Bernardine from Fossa (deceased in 1503) ans a Virgin with Child.
Finally the Edicola of the early 16th century, also completely decorated. On the outer walls images of St. Catherine from Alessandria, St Rocco, the Visitation, Assumption and Crowning of the Virgin Mary.
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