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| JUNE 2001 | JOURNAL OF THE ABRUZZO WORLD CLUB |
Year II No. 8 |
Braccio da Montone
Braccio nacque il 1 luglio 1368 a Perugia, figlio d'Oddo Fortebracci e Giacoma Montemelini, che erano anche signori del feudo di Montone. Dalla prima moglie, Elisabetta Ermanni, ebbe tre figlie, dopo la morte di lei nel 1419, sposò in seconde nozze Niccolina Varano, da cui ebbe nel 1421 un figlio chiamato Carlo, inoltre ebbe un figlio illegittimo, Oddo, che gli fu molto caro. Iniziò a 18 anni con cinque cavalieri la sua avventura militare sotto gli ordini del conte di Alberico di Montefeltro; in quel periodo i Fortebracci furono scacciati da Perugia e persero il castello di Montone. Braccio giurò che sarebbe tornato a Perugia per vendicarsi, e volle per questo farsi chiamare "da Montone".
I primi incarichi li ebbe in Romagna, e con azioni di guerriglia si mise in mostra al comando di centocinquanta cavalieri. Lorenzo Attendolo e Rosso d'Aquila, invidiosi della sua gloria, dissero ad Alberico che Braccio voleva ucciderlo, per divenire capo della compagnia; Alberico, credendo alla calunnia, ordinò l'uccisione di Braccio, ma questi riuscì a fuggire.
La sua idea fissa era quella di riprendere il castello di Montone e sconfiggere i perugini. Mise insieme ottocento cavalli, e la città di Rocca Contrada gli offrì la signoria, se l'avesse liberata dall'assedio di Luigi Migliorati, signore di Fermo e nipote del pontefice.
Fu la sua prima vittoria, e Rocca Contrada divenne la base della sua compagnia, poi sottomise Ancona, Fano, Cingoli e scacciò Carlo Malatesta da Camerino, obbligò il Migliorati allo scontro finale e lo sconfisse a Monte Conscio nel 1408.
La sua fama giunse all'orecchio di Ladislao re di Napoli, che gli offrì una condotta nella guerra che stava iniziando contro Firenze e il papa; Braccio accettò e combatte intorno a Todi e Perugia, dove Ladislao lo raggiunse per l'attacco finale. Tuttavia la città si arrese al re, a patto che non facesse entrare Braccio; re Ladislao accettò e pensò anche di sbarazzarsi del condottiero.
Ancora Braccio fuggi, con milleduecento cavalieri e cento fanti, e si mise al servizio di Firenze. La situazione era molto confusa in Italia, tre papi si contendevano la cattedra di Pietro, e due re il regno di Napoli. In Toscana si era costituita una lega, guidata da papa Alessandro V e dal Cardinale Baldassare Cossa legato di Bologna, il futuro papa Giovanni XII, mentre il re di Napoli parteggiava per Gregorio XII. La lega chiamò in Italia Luigi II d'Angiò, e gli offri la corona di Napoli, questi fu incoronato da Alessandro V che provvide inoltre a scomunicare Ladislao.
In questi anni di guerre Braccio ebbe modo di perfezionare la sua tecnica militare, tutta impostata sulla rapidità della manovra e sulla velocità dei movimenti, dando inizio ad una nuova scuola d'arme, che fu definita "braccesca". Giovanni XXII lo chiamò a governare Bologna.
Alla morte di re Ladislao, protettore di Perugia, Braccio lasciò la città di Bologna libera per la cifra di centottantamila ducati d'oro, e a marce forzate raggiunge l'Umbria. Il 12 luglio 1416 Braccio sconfisse Carlo Malatesta e conquistò Perugia; aveva con sé il giovanissimo figlio Oddo, e il suo migliore allievo Niccolò Piccinino, e catturò lo stesso Carlo e il di lui nipote Galeazzo.
Nel frattempo a Costanza era eletto papa Martino V, che si preparava a scendere in Italia per entrare in Roma, al nuovo pontefice Braccio chiede ufficialmente il vicariato sull'Umbria. Per tutta risposta, Martino V gli invia contro Guidantonio di Montefeltro, mentre da sud risaliva Muzio Attendolo Sforza.
Braccio affrontò e sconfisse nell'aprile 1419 a Spoleto il Montefeltro, e bloccò lo Sforza. Il 14 marzo venne ratificato l'accordo con il pontefice, dopodiché poi il condottiero rientrò a Perugia per godersi un po' di pace.
Successivamente il pontefice scomunicò la regina di Napoli Giovanna, dichiarando erede alla corona Luigi III d'Angiò, mentre la regina designava come suo erede il re Alfonso d'Aragona, e chiamava al suo fianco Braccio da Montone, che di nuovo si trovò ad affrontare lo Sforza, alla guida dell'esercito angioino.
Non si giunge ad uno scontro diretto, tuttavia Braccio non fu sconfitto e percorse tutto l'Abruzzo con le sue milizie. Giovanna II gli assegnò Teramo, e successivamente Braccio pose l'assedio per ben 13 anni alla città di Aquila, la cui resistenza fu guidata da Antonuccio Camponeschi.
Intanto il 3 febbraio 1424 Braccio veniva nominato gran connestabile del regno, e riceveva i feudi di Capua e Foggia. La regina di Napoli nel frattempo abbandona gli aragonesi, per passare a fianco di Luigi d'Angiò, e Braccio rimase a fianco di Alfonso d'Aragona.
I due eserciti si scontrano sotto le mura dell'Aquila, che ancora resisteva all'assedio, nei pressi della località chiamata Bazzano. Durante la marcia verso la città abruzzese Muzio Attendolo Sforza morì annegando nel fiume Pescara, nei pressi di Popoli, e venne sostituito da Jacopo Caldora, signore di Castel di Sangro, affiancato da Francesco, il figlio di Muzio, e da Bartolomeo Colleoni, mentre Braccio era affiancato da Niccolò Piccinino e dal Gattamelata.
Il 2 giugno avviene lo scontro tra il fior fiore dei capitani di ventura del tempo, Braccio fu mortalmente ferito da una pugnalata al collo, fatto prigioniero e dopo tre giorni d'agonia spirò in Aquila, in una casa che ancora esiste nella via a lui intitolata, il 5 giugno 1424.
Ludovico Colonna portò a Martino V il cadavere di Braccio, e il papa ordinò che venisse sepolto in terra sconsacrata. Otto anni dopo il nipote, Niccolò della Stella ottenne dal papa Eugenio IV che fosse sepolto nella chiesa dei Minori di Perugia.
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