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| JUNE 2001 | JOURNAL OF THE ABRUZZO WORLD CLUB |
Year II No. 8 |
Santa Maria di Collemaggio, L'Aquila
Per chi giunge all'Aquila dall'antica strada del Sud, il primo annuncio della città è un'edificio dall'aspetto insieme massiccio e disteso, arroccato solitario su un colle come un castello medievale. Per chi invece, lasciando l'abitato da Porta Bazzano arriva sulla collina da est, l'impressione è del tutto diversa. La facciata della Basilica, la più grande d'Abruzzo, si mostra in tutta la sua preziosità, come un gioiello adagiato su un vasto verde tappeto. La collina di Collemaggio è un rilievo a Sud-Est di L'Aquila, rimasto fuori dalla cinta muraria duecentesca.
Vero capolavoro dell'architettura romanicogotica abruzzese per la bellezza dello spazio interno, per la perfetta integrazione col paesaggio e per la inconfondibile facciata in pietre locali bianche e rosse, la basilica risale al XIII secolo. L'essenzialità delle forme e la linearità delle proporzioni assieme alle dimensioni, enormi per la città ma anche per tutto l'Abruzzo, creano un effetto di grande maestosità. Alla destra della Basilica si accede al chiostro, caratterizzato da un bellissimo porticato con al centro una fontana monumentale. L'antico refettorio è trasformato in sala Celestiniana, stupendamente affrescata.
La tradizione racconta che l'eremita Pietro da Morrone, che sarebbe diventato papa col nome di Celestino V, nel 1274, mentre ritornava dal concilio di Lione, dove si era recato per ricevere da Papa Gregorio l'approvazione del suo Ordine dei celestini, decise di fermarsi per la notte all'Aquila, nel luogo chiamato Collemaggio, dove in sogno ebbe una visione: una scala d'oro e alla sommità della scala la Vergine circondata da Angeli che gli chiese di costruire proprio in quel luogo, su quel colle, una Chiesa dedicata a Santa Maria Santissima. Il santo eremita riuscì a realizzare il sogno in pochi anni: nel 1287 i monaci suoi seguaci acquistarono il terreno occorrente per la costruzione e iniziarono i lavori.
Un anno dopo la chiesa, anche se non completata, fu consacrata e probabilmente ultimata, assieme al monastero, il 29 agosto del 1294, quando l'eremita Pietro vi fu incoronato Pontefice, con una scelta inconsueta fuori dai confini dello Stato della Chiesa. Nel secolo successivo fu aperta anche, sul lato sinistro della basilica, la Porta Santa, che entrò a utti gli effetti nella liturgia della perdonanza, e nella cui lunetta, al di sotto di un'aquila scolpita, si ammira l'affresco trecentesco recentemente restaurato, che raffigura una Madonna col Bambino, S. Giovanni Battista e S. Pietro Celestino, le figure simbolo della Basilica e della Perdonanza Celestiniana.
La costruzione della Basilica durò oltre un secolo, il che spiega anche l'accostamento di stili diversi. L'originaria austerità strutturale e decorativa ben presto cominciò a rivestirsi di sculture, affreschi ed ornamenti, in particolare dopo la canonizzazione di Celestino V nel 1313 e la venuta delle reliquie del Santo nel 1327 e con l'aumentare dell'afflusso dei pellegrini che annualmente venivano per la Perdonanza. Inizialmente la basilica era isolata dalla città e il Colle di Maggio veniva raggiunto uscendo dalle mura per la Porta di Bazzano; nel 1854 con il deposito nella valle esistente tra i due colli del materiale di sterro del teatro S. Ferdinando venne iniziato il collegamento diretto tra la città e la basilica, l'attuale Viale di Collemaggio, che fu completato solo negli anni Trenta.
La facciata, di linea romanica a coronamento orizzontale, è caratterizzata da un'asimmetria della parte destra, più larga della sinistra e affiancata da un torrione ottagonale,che fungeva da base ad un campanile poi demolito dopo un terremoto, e dalla presenza di tre portali di diversa fattura, rispettivamente sovrastati da tre rosoni anch'essi tutti diversi tra loro. Il portale centrale, del XV secolo, è adornato da 28 nicchie disposte ai lati in duplice fila su uno zoccolo a riquadri fioriti.
L'interno della Basilica di Collemaggio, riportato dal restauro del 1972 alle austere forme originali,è suddiviso in tre navate da una duplice fila di colonne ed archi che sorreggono il semplice ma maestoso soffitto ligneo; la navata centrale presenta una ricca pavimentazione, probabilmente coeva della facciata, caratterizzata da un gioco coloristico di pietre bianche e rosse.
In fondo alla navata di destra riposano le spoglie mortali di S. Pietro Celestino. Il mausoleo in marmo arricchito da intarsi fu commissionato nel 1517 dalla Congregazione della Lana a Girolamo da Vicenza. Le reliquie vennero posto in urne di argento. Una prima urna fu trafugata dal Principe d'Orange nel 1530, e una seconda fu rubata dai Francesi nel 1646. L'attuale urna fu realizzata alla fine della II Guerra Mondiale dall'orafo aquilano Luigi Cardilli. Nel transetto si trovano due altari barocchi; l'altare di destra è caratterizzato da una Madonna in terracotta policroma del secolo XVI, opera di Silvestro dell'Aquila, allievo di Donatello.
La parete di destra presenta tre nicchie con affreschi del secolo XIV-XV, opera di un anonimo artista locale, che narrano storie della vita della Vergine: la Madonna tra Sant'Agnese e Sant'Apollonia e una Dormitio Virginis con Incoronazione. Vicino al transetto c'è poi un affresco della Crocifissione che, oltre alla figure tradizionali, mostra un piccolo S. Giuliano, il santo guerriero oggetto di particolare devozione nella città dell'Aquila. Lungo la parete di sinistra c'è una nicchia con un affresco degli inizi del XVI secolo rappresentante una Madonna con Bambino e Santi. Nella Basilica sono anche conservate belle tele del XVII secolo, eseguite dal monaco Carlo Ruther di Danzica, che raffigurano episodi della vita di S.Pietro Celestino.
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