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APRIL 2001 Year II
No. 6

I Serpari di Cocullo - Cocullo Snake charmers

La Festa dei Serpari in Cocullo è una delle feste abruzzesi più antiche. Per secoli i fedeli si sono recati in pellegrinaggio al Santuario di San Domenico da ogni parte di Abruzzo e delle regioni vicine per guarire da ogni sorta di malattie, e specialmente da morsi di vipere, cani idrofobi e dal mal di denti. Giuseppe Profeta in "Un culto pastorale sull'Appennino contro i morsi di Lupi, Serpenti e Cani Rabbiosi - Inchiesta sul culto popolare di S. Domenico di Cocullo" dice che le prime documentazioni storiche sulla festa di S. Domenico a Cocullo risalgono al 1392, mentre intorno al 1500 il giorno della festa era già il primo giovedì di maggio.

Il rito affascinò anche molti viaggiatori inglesi, ed è menzionato in R. K. Craven " Excursions in the Abruzzi and thern Provinces of Naples " (Londra, 1837), E. Lear in "Illustrated Excursions in Italy", Londra 1846, e Anne MacDonnel, "In the Abruzzi", Londra 1908, ed Estella Canziani "Through the Appenines and the Lands of the Abruzzi", Londra 1928. Oggigiorno l'evento genera grande afflusso di turisti e curiosi da tutto il mondo.

Nelle settimane precedenti la festa i serpari (nel passato i serpari erano prevalentemente contadini e pastori, oggi prevalentemente i giovani del paese) si dedicano alla cattura dei rettili. Le specie di serpi presenti nel rito di Cocullo sono innocue, e il loro morso provoca solo una lieve irritazione. Dopo la cattura vengono custodite con estrema cura fino al giorno della festa. Un tempo su riponevano in recipienti di terracotta, attualmente in cassette di legno. Oggigiorno dopo la celebrazione i serpari liberano i rettili nel loro ambiente, ma un tempo venivano uccisi davanti alla chiesa e sepolti vicino al paese.

Il Rito
Il primo giovedì di maggio i fedeli arrivano in auto o pullman (un tempo a piedi) alle porte del paese e raggiungono la chiesa cantando inni religiosi al suono delle zampogne in onore del Santo. All'interno della chiesa si svolgono dei rituali particolari:
- suonare una piccola campana tirando la cordicella con la bocca come buon augurio contro il mal di denti per tutto l'anno seguente
- raccogliere terra benedetta della chiesa che verrà poi sparsa per i campi come protezione contro gli animali nocivi

A mezzogiorno, dopo la funzione religiosa, dalla chiesa in fondo al paese la statua di San Domenico, coperta di ori e argento degli ex-voto, viene portata in processione per il borgo antico di Cocullo. All'uscita dalla chiesa i serpari cingono la statua di rettili, per poi farlo proseguire così ornato attraverso le piccole strade del paese. Il corteo è preceduto dal clero e da ragazze in costume che recano "ciambelli", dolci tipici preparati per la ricorrenza. Serpenti vivi sono attorcigliati anche attorno al collo e alle braccia dei serpari e dei fedeli che sfilano lentamente cantando tra due ali di folla. Dal comportamento delle serpi gli abitanti di Cocullo ricavano auspici: se le serpi si avvolgono intorno alla testa del Santo, allora è buon segno e la folla applaude contenta. Dopo la processione turisti e fedeli fanno a gara per farsi scattare una foto con un serparo.

Tradizione pagana e cristiana
Il culto di San Domenico di Cocullo, una tra le più pagane tradizioni cristiane, presenta grande interesse etnografico e storico. San Domenico si fermò in Cocullo per breve tempo, lasciando alla chiesa locale un suo molare e il ferro di una sua mula che sono conservati tuttora come reliquie: il ferro di mula ha il potere di guarire dalle morsicature degli animali, mentre il dente dai morsi di vipere e serpi velenose. La figura di San Domenico chiaramente si sovrappone ad antichissimi riti propiziatori ed usanze di origine pagana.

In Abruzzo le serpi sono molto comuni, e nei tempi antichi e il morso dei rettili era frequente causa di morte. I Marsi, popolo di pastori e pescatori che vivevano sulle montagne e lungo le sponde del lago Fucino, adoravano la dea Angizia, dea dei serpenti, il cui culto rimase poi in epoca romana. C'era nei pressi di Luco dei Marsi un bosco detto "lucus Angitiae", sacro alla dea, alla quale all'inizio della primavera venivano offerte delle serpi come atti propiziatori. Una leggenda narra che Ovidio, poeta latino nato in Sulmona, perdutamente innamorato di una bella fanciulla dal cuore di ghiaccio, si rifugiò nel bosco di Angizia dove apprese le arti magiche. I Marsi erano noti nel mondo antico per i loro poteri sui serpenti velenosi e sono menzionati nel I e II secolo d.C. come guaritori e indovini ambulanti a Roma. Nel corso del Medioevo la religione marsa scomparve ma le credenze di poteri magico-terapeutici sui serpenti velenosi e, per estensione, sui cani arrabbiati, si trasferirono attrraverso la religiosità popolare soprattutto nella figura di guaritori, chiamati ciarauli, che conoscevano i segreti per catturare i serpenti e per immunizzare dal loro morso.

Il ciaraulo
Il serpente ha sempre rappresentato nella mentalità popolare il pericolo per eccellenza, immagine mitica del male. Lo stregone pagano, il guaritore ("ciaraulo"), il santo patrono, garantiscono la vittoria sul serpente. In epoca cristiana la protezione contro il morso dei serpenti viene originariamente associata a San Paolo. Secondo un'antica leggenda l'apostolo, giunto a Malta, venne morso da una serpe velenosa, riuscendo però miracolosamente a sopravvivere. Da allora le serpi che, in occasione della ricorrenza della sua Conversione (25 gennaio) escono dalla tana, rimangono fulminate dalla maledizione del Santo. Si crede che i morsi dei serpenti velenosi si curino con la saliva delle persone nate in tale giorno (o dai settimi figli maschi); queste persone, dette serpari o ciarauli, sembra possano anche toccare senza pericolo i più velenosi serpenti. Come detto egli è un individuo "segnato" dal destino anche fisicamente: egli porta sotto la lingua e sul braccio destro i segni tipici del "serparo": il ragno e il serpente.

Per millenni la tradizione è rimasta in Solarina, in Sicilia, in cui chi nasce in tale giorno diviene ciaraulo (o ciaraula) e deve guarire chi a lui si rivolgerà. Il ciaraulo intorno ai sette-otto anni apprende le formule magiche (ciarmi) da un altro ciaraulo, in chiesa, la notte di Natale durante la consacrazione. Anche in questo caso sembra che il patronato di San Paolo si sia sovrapposto all'antica figura pagana di sacerdoti sacri alle antiche divinità della guarigione, quali il dio greco Esculapio (il cui simbolo contiene la forma del serpente) o la marsica Angizia.