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MARCH 2001 Year II
No. 5
Sopravvivenze Folkloristiche nella Valle del Sangro
Article by Lorenzo "marchese algaroth" Pasquini. E-mail : lorenzo.pasquini22@tin.it Studente di archeologia, vent'anni, scrittore di poesie e racconti brevi di genere filosofico-surreale, scultura in legno, costruzione di coltelli artigianali, archeologia pre-romana, storia dei culti e delle tradizioni abruzzesi

…e si intendano come sopravvivenze quei rimasugli di "sentimento umano" che nonostante l'avanzare mostruoso del fenomeno "pokemon" o della massificazione mentale apportata dalle discoteche e dal loro mondo, fanno capolino imperterriti tra le macerie della mediocrità.

Mi si perdoni questo pretenzioso incipit, ma è proprio dall'indignazione che nasce la nostra voglia di scavare nei sostrati atavici della tradizione popolare, e di ascoltare la seppur sommessa voce spettrale del tempo, che nei nostri oscuri rioni rurali dimenticati dal mondo risuona ora di disperazione.

Il settore che ritengo di mia principale competenza è quello delle contrade di Lanciano; quella piccola vallata che si stende alle pendici dei colli di Sant'Onofrio, Santa Margherita, della Defensa e "della strega", e che veniva anticamente menzionata come "Selva Rotonda", a motivo della sua conformazione topo-geografica e della fitta vegetazione boschiva che tutt'ora, sebbene in parte, la ricopre. Tengo sempre a sottolineare che la storia culturale di queste contrade ha ben poco da dividere con la città di Lanciano, alla quale appartiene soltanto in termini di pura ripartizione territoriale.

Le contrade di Lanciano
Le differenze le si colgono in tutti i campi: dalla gastronomia alle attività umane, dalla tipologia delle feste popolari alle forme di onorificenza religiosa, dalle abitudini quotidiane alle cadenze dialettali, che nel caso di Selva Rotonda conservano ancora tanto della remota e sostratica discendenza franco-provenzale e germanica delle genti che per prime popolarono la zona, venendo a contatto, nel IV°-V° secolo a.c., con una realtà culturale indigena, ed entrandone in commistione. Sono purtroppo ridottissime le testimonianze di tale incontro. Le si possono riscontrare soltanto tramite un'arguta analisi da attuarsi però in svariatissimi campi.

Ancora oggi, ad esempio, nella ritualità religiosa popolare persiste una visione della natura che rimanda ad una concezione panteistica degli elementi eterei, ignei, terreni ed idrici. Nella tradizione natalizia ad esempio, persiste l'usanza di accendere un fuoco con rami di quercia, pianta consacrata alla dimensione magica e pagana della religione,e d invitare il membro più giovane della famiglia a scavalcarlo più volte saltandovi attraverso; ciò viene concepito come atto di purificazione per tutto il "clan". Il cielo viene contemplato invece dal membro più anziano, che compie l'atto mantenendo una lanterna ad olio, durante la Santa Notte, al fine di presagire un buon raccolto per l'anno a seguire.

Lo "sfoch"
Una delle manifestazioni più interessanti è quella dell' "incanto" dei malanni, attuato dalle donne anziane attraverso i cavilli di un complicatissimo svolgersi di azioni simboliche. Posso riportare un suggestivo esempio a riguardo. Esiste un particolare tipo di infezione epidermica che in dialetto è definita come "sfoch". Al fine di curare questo fastidiosissimo eritema, viene tutt'ora applicata una sorta di incantesimo, che rimanda alla funzione catartica dell'acqua di fossato, e che riassume la sua efficacia in pochi, misteriosi, simbolici versi dialettali:
"LOPE,DA LU BBOSCH' SCISS,
FOCH 'MMOCCH' PURTISS'!
E SCT'ACQUA CURRENT',
FA RMURI' LU FOCH ARDENN' ".
Ho riportato la formula in maniera non del tutto fedele. Ciò è motivato dal fatto che la fonte dalla quale proviene è mia nonna, la quale, gelosissima del suo sapere, ha preteso che non la rivelassi per intero.

Al momento della guarigione, le donne pronunciano le parola a voce bassissima appunto per evitare che altri ne vengano a conoscenza. Esistono centinaia di formule simili, ognuna finalizzata alla cura di un particolare "accidente". Vengono accompagnate da una serie di gestualità particolari, e l'efficacia di questo tipo di cura è ancora, misteriosamente, garantita. Le nipoti ereditano questo particolare potere semplicemente attraverso l'acquisizione verbale e la memorizzazione dei particolari. Ho riportato l'esempio dell'acqua, ma gli elementi ed i particolari citati nelle formule sono tra i più svariati.

Conclusione
Secondo una mia personale considerazione, affianco alla quale lascio spazio a qualsiasi tipo di commento, è chiaro ed innegabile in ciò il perdurare di una tipologia concettuale e spirituale tipica della filosofia celtica, che considerava ovvia la totale armonia ed appartenenza alle cose della natura, considerando queste ultime come figlie di una divinità totale, insita in esse stesse, partecipe insistente della quotidianità, incanalabile a seconda dell'umana intenzione, in un ottica benevola o malefica di utilità.

E' mio cruccio il fatto che non esistano movimenti giovanili a sostegno di una conservazione globale di tali realtà tradizionali, nella mia zona. Prego chiunque si trovi alla lettura di questo scritto, e che nutra interessi simili, di contattarmi per proposte di lavoro, consigli, o anche per un semplice incoraggiamento. Io mi sto già impegnando.

Prego inoltre chi abbia avuto da obiettare sull'incipit, di non considerarmi un vecchio bacchettone da biblioteca .Chi mi conosce sa cosa rappresento, o per lo meno cosa vorrei rappresentare per i miei coetanei. E che qualcosa si elevi dalla cenere…